La forza lavoro sta invecchiando e l’età pensionabile sta crescendo. In Europa, si stima che più del 35% delle persone resti seduta per più di 7 ore al giorno, mentre in Italia il tasso di sedentarietà registra valori preoccupanti e si posiziona al 39.2% (Fonte Istat).

Dati allarmanti se si considera che sedentarietà, scarsa attività fisica, cattiva alimentazione, abitudine al fumo e uso di alcol sono riconosciuti come i principali fattori di rischio delle malattie croniche che includono un ampio ventaglio di patologie cardiovascolari e metaboliche (come l’infarto, l’obesità, il diabete) e di malattie dell’apparato osseo e delle articolazioni (come l’osteoporosi e i disturbi muscolo scheletrici).

L’aumento dell’età pensionabile ha portato all’incremento dei lavoratori over 60, categoria che è tra le più a rischio sarcopenia (riduzione della massa magra e della sua funzionalità).

Secondo le stime più basse, nel 2016 in Europa quasi 11 milioni di persone soffrirebbero di sarcopenia, di cui il 44,2% dei casi sono donne.

La sarcopenia è una condizione associata all’età, che comporta la diminuzione della forza, della massa e della funzione muscolare, ma vi sono sempre più casi di obesità sarcopenica e di malnutrizione, anche indotta da disturbi alimentari, che incidono soprattutto su fasce di età più giovani.

Prevenire la sarcopenia attraverso il mantenimento della massa magra metabolicamente attiva, può portare vantaggi sia in termini di benessere e di maggior resistenza alle malattie, sia in termini di efficienza e produttività, durante la vita lavorativa, aiutando a prevenire le numerose problematiche collegate all’ipocinesia che comprendono malattie muscolo-scheletriche, osteopenia, osteoporosi, ipometabolismo e relative conseguenze cardiache, respiratorie e metaboliche. Inoltre, il mantenimento nel tempo di tonicità ed efficienza della massa magra, comporta il prolungamento della vita attiva e della sua qualità.

Oltre alle patologie collegate allo stile di vita, non vanno dimenticati quei disturbi psicologici legati ad una scarsa percezione del proprio benessere e ad un rapporto conflittuale con il cibo e con la propria immagine corporea, come la dismorfofobia, che possono portare a derive come l’anoressia, la bulimia, l’ortoressia nervosa e l’obesità.

Queste condizioni di malessere legate ad una scarsa autostima, alla frustrazione, allo stress e, più in generale, ad una perdita di un equilibrio mente-corpo, possono influenzare la produttività in termini di stress, relazioni tra colleghi e con i clienti.

In altri termini, avere un dipendente in armonia con sé stesso, porta quest’ultimo ad avere degli atteggiamenti positivi che si riversano in miglioramento delle prestazioni lavorative, gestione dello stress, multi-tasking, miglioramento delle relazioni tra colleghi (team work) e con i clienti (customer satisfaction).

Lo screening della valutazione dello stato nutrizionale come strumento di prevenzione

  • La valutazione dello stato nutrizionale è un passaggio ineludibile per attuare interventi nutrizionali personalizzati. È parte integrante dell’esame obiettivo. Si basa su misure antropometriche dirette, facilmente standardizzabili, con disponibilità di valori di riferimento.
  • Superamento del concetto di peso e di IMC: La massa magra è direttamente proporzionale al metabolismo basale. È espressione, per ciascun individuo, di forza fisica, funzionalità degli organi, vitalità, autonomia. È di interesse strategico, sia nella gestione dell’obesità (consentendo di distinguere tra obesità stenica e obesità sarcopenica) sia nell’individuazione precoce della sarcopenia. Consente di superare i limiti del peso e dell’IMC, al fine di proporre un piano nutrizionale che valorizzi la componente metabolicamente attiva.
  • Prevenire spese sanitarie inutili: permette di direzionare correttamente la domanda nutrizionale verso il percorso più adeguato alle esigenze del cliente.
  • Prevenzione sarcopenia, osteopenia-osteoporosi: individua precocemente il rischio sarcopenia che spesso è collegato a problematiche come osteopenia e osteoporosi.
  • Prevenzione problemi posturali: mal di schiena e problemi posturali, sono tra le maggiori cause di richieste di permessi da lavoro, e sono collegati a vita sedentaria, ipotrofia muscolare, osteopenia, ingrassamento addomino-viscerale, anche senza incremento del peso (obeso-normopeso). Individuando precocemente queste problematiche si può intervenire per tempo con programmi riabilitativi personalizzati.
  • Prevenzione rischio cardio-metabolico-infiammatorio: evidenzia la distribuzione del grasso corporeo ed i cut off dei rischi ad essa connesso.
  • Prevenzione dismorfofobia e DCA: definisce la costituzione corporea e permette di superare i pregiudizi di taglia corporea e di dismorfofobia (spesso causa di disturbi del comportamento alimentare) attraverso la ripresa del dialogo con il proprio corpo e il recupero dei feed back corporei, in altre parole, aiuta ad essere centrati e consapevoli nel proprio corpo.

Vantaggi per l’impresa e per i dipendenti:

  • Un dipendente in salute è più produttivo sia in termini di efficienza che in termini di diminuzione dell’assenteismo dal posto di lavoro.
  • Un dipendente che ha riacquistato autostima e una maggiore percezione del proprio benessere ha un effetto positivo nell’atteggiamento al lavoro in termini di multi-tasking, gestione dello stress, relazione con i colleghi e con i clienti.
  • Un’azienda che si occupa dei propri dipendenti, aumenta il senso di appartenenza ad un’organizzazione che si riversa in una maggiore produttività.